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COMMENTARIES - Beato carlo D' Austria


Beato Carlo D’Austria

Mons. Ignacio Barreiro
Ottobre 2004


Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo:

In questa Messa solenne innalziamo la nostra gratitudine a Cristo Re e al Santo Padre per la beatificazione di Carlo d’Austria. Il suo nome si unisce alla lunga schiera di Re e Regine sante, santi come Luigi Re di Francia, San Fernando di Castiglia, Sant’Enrico Imperatore, che hanno condotto i destini della Cristianità.

Il Beato Carlo D’Austria ebbe grandi qualità naturali e soprannaturali, prima e soprattutto un enorme senso di responsabilità; fece ogni possibile sforzo per il bene comune del suo regno. Proibì il duello anche fra ufficiali e limitò la cattiva stampa popolare. Sapeva del valore enorme della testimonianza personale e dell’importanza del buon esempio che devono dare i governanti. Egli disse una volta al capo della sua Cancelleria: “Come Imperatore io devo dare un buon esempio. Se tutti esercitassero semplicemente i loro doveri cristiani, non avremmo tanto odio e tanta miseria nel mondo.” Ebbe un gran coraggio personale, una gran sobrietà di vita, una carità di natura soprannaturale manifestata già da bambino e tutto questo fu appoggiato da una costante vita di preghiera e basato su una fiducia incrollabile nella Divina Providenza. In varie occasioni durante la guerra si vide come lui sentì su di sé la pesante responsabilità di far entrare in combattimento tanti soldati. In molti casi nella guerra e nelle vicende posteriori alla caduta dell’impero dimostrò un gran coraggio fisico sorretto dalla sua costante unione con Dio, perché l’unica forma d’avere indifferenza al pericolo è o pazzia o una totale fiducia nella protezione di Dio. Dimostrò grandi doti di generale in parecchie opportunità, fra queste possiamo menzionare il contenimento della terribile offensiva del generale russo Brusilov nella Galizia orientale nel 1916.

La sua spiritualità è dominata da una gran fiducia nella Divina Provvidenza. In una lettera al Santo Padre nel 1919 diceva, “In tutte le mie tribolazioni, mai ho perso la fede, mai ho disperato.” In altra lettera al Cardinale Bisleti poneva l’accento: “Mi baso, con pazienza e con una fiducia che niente può distruggere, nell’aiuto e l’assistenza dell’Altissimo, per vedere un giorno il trionfo di miei diritti, diritti che voglio preservare soltanto per la gloria di Dio e per il bene dei popoli che la Divina Providenza mi ha affidato.” Sempre ha avuto una fervente devozione al Sacro Cuore di Gesù, nella difficile situazione in cui si trovava nell’Aprile 1919 scrive al Santo Padre ribadendo la sua fiducia che il Sacro Cuore non abbandonerà il paese che gli è stato consacrato.

Da bambino la sua vita di preghiera fu sempre notevole. Andando avanti nella vita, e quando gli era possibile, partecipava sempre alla santa Messa e riceveva la comunione ogni giorno. Ebbe una particolare devozione per l’adorazione del Santissimo Sacramento. Fece erigere una cappella nella quale esporre il Sacramento in ogni luogo in cui poneva la sua dimora, anche se provvisoriamente, persino al campo o, durante la guerra, al fronte. Prima di prendere decisioni importanti si recava abitualmente nella cappella per chiedere l’assistenza del Signore.

Aveva un atteggiamento profondamente cristiano riguardo al matrimonio e alla famiglia. Subito dopo la cerimonia di fidanzamento, disse alla sua promessa sposa: “Noi ora dobbiamo aiutarci vicendevolmente a raggiungere il Paradiso.” Nonostante tutti i suoi impegni militari e politici mantenne sempre un interesse personale nell’educazione dei figli, particolarmente nella formazione religiosa.

Rispettò profondamente i limiti che la morale cattolica impone nelle operazione militari. Era decisamente contrario alla guerra sottomarina praticata su larga scala dai tedeschi, perché questa forma di lotta non fa abbastanza distinzione fra le vittime militari e civili. Si oppose risolutamente al bombardamento di città e fece tutto il possibile per impedire l’uso di armi chimiche. Egli si preoccupò sempre, delle condizioni materiali e spirituali dei soldati e fece tutto il possibile per non sacrificare vite umane in modo superficiale.

Come risulta dagli atti del processo di beatificazione il Beato Carlo D’Austria aveva un’alta idea delle sue prerogative imperiali e regali. Lui era consapevole che aveva ricevuto la sua potestà direttamente da Dio, per questo egli era fermamente convinto di doverla esercitare nel più scrupoloso dei modi con una gran dedicazione. Poiché era cosciente di regnare per la grazia di Dio e non per la volontà del popolo, lui rifiutava totalmente l’idea che la sua autorità potesse essere basata su un plebiscito o su qualsiasi altra forma di consultazione democratica e dunque di conseguenza non abdicò mai. In una lettera scritta al Papa Benedetto XV, quando cercava di ristabilire la sua autorità in Ungheria, lui ribadisce, come la sua causa fosse la causa della religione e sottolinea come sia l’altare che il trono sono poteri d’istituzione divina che sono chiamati a lavorare di pari passo a ristabilire l’ordine e soprattutto a mantenerlo.

La causa della beatificazione di Carlo D’Austria, si fonda anche sulla fermezza con cui seppe sempre respingere ogni offerta di tornare sul trono per non venire a patti proprio con quelle forze del basso che oggi hanno il sopravvento ovunque e stanno trasformando il mondo in un caos universale. La risposta di Carlo D’Austria a chi osava porgli condizioni di questo tipo era semplice e decisa: “Quanto a questo, io come Principe cattolico, non ho una parola da dire…Ora ogni mio tentativo avrà cattiva riuscita… Tuttavia non sarà mai che io accetti da Satana ciò che Dio mi ha dato.”

In Carlo D’Austria vediamo un caso palese di un monarca che unisce nella sua persona la legittimità di sangue con la legittimità d’esercizio per la sua adesione incondizionata alla fede Cattolica e alle forme organiche e tradizionali della monarchia.

Dall’inizio del suo regno farà tutti li sforzi possibili per la pace. Fu veramente l’unico monarca che accolse le diverse ammonizioni e iniziative del Papa Benedetto XV a favore della pace. Sin dal primo manifesto pubblicato il giorno seguente alla sua ascesa al trono egli annuncia di voler essere una padre per i suoi sudditi e dichiara apertamente di essere animato dal desiderio sincero della pace. Il Beato Carlo D’Austria cerca la pace prima e innanzi tutto per principi cristiani, e non per pacifismo, cerca di fermare la “inutile strage” come le definì Benedetto XV, le immani sofferenze umane di questa tragica guerra. Secondo, per un profondo realismo politico, lui avvertiva che il prolungarsi delle ostilità sarebbe stato funesto per la sopravvivenza dell’Impero Autro-Ungarico. Vedeva che la somma delle forze delle potenze alleate in definitiva era di più larga portata delle risorse che disponevano gli imperi centrali. Anche era pienamente cosciente che tanto il socialismo quanto il comunismo avrebbero trovato un clima propizio in paesi logorati per la guerra. Osservava anche come le diverse tendenze nazionaliste minacciavano l’unità dell’impero.

È sbagliato pensare che prima della guerra la sorte dell’impero fosse già segnata per le forze centrifughe che operavano all' interno dell’Impero Austro-Ungarico. Fra il 1867 e il 1914 l’impero gode un clima di prosperità, nonostante i brevi periodi di crisi, che si manifesta con un benessere maggiore e più generalmente diffuso. La scomparsa dell’impero si deve cercare invece nelle forze repubblicane, anticlericali, e legate alla massoneria che rifiutarono totalmente le offerte di pace dell’Imperatore perché il vero obiettivo di queste forze era la distruzione della monarchia, per quanto questa rappresentava l’ultima potenza Cattolica d’importanza nel mondo. Colpendo l’Austro - Ungheria che era considerata da queste forze rivoluzionarie il simbolo vivente dell’antico ordine civile Europeo, si cercava di distruggere tanto il principio monarchico quanto il Cattolicesimo. Si cercava per più di un verso, di continuare l’opera distruttiva della rivoluzione francese.

Questa forma di agire ideologica che causa migliaia di morti si vede tanto in politici francesi, inglesi e italiani quanto nell’atteggiamento dei politici degli Stati Uniti d' America. La distruzione dell’impero apre un vuoto politico le cui conseguenze continuiamo a soffrire. Non possiamo essere mono-causalisti ma è evidente che una delle principali cause di tutte le tragedie che abbiamo sofferto nel corso del ventesimo secolo si possono ricondurre alla dissoluzione della monarchia duale e all’umiliazione della Germania. A conseguenza di questo conflitto sorgono tanto la dittatura Nazista quanto l’impero bolscevico, e oggi andiamo verso la dittatura democratica di un’Europa che ripudia le sue radici cristiane e corre il rischio di essere dominata dalla marea islamica.

Ci rallegriamo per questa beatificazione per tante ragioni, ma prima e innanzi tutto perché è stata pubblicamente dichiarata dalla chiesa la beatitudine di un uomo esemplare che sicuramente intercederà per noi, secondo perché ci mantiene viva la speranza che il Signore c’invierà Imperatori e Re come lui che restaureranno la società organica e tradizionale che Dio vuole. Quest’affermazione apparirà a molte persone come anacronistica, tuttavia dobbiamo considerare che il Signore non è un Dio lontano che non interviene direttamente nella storia degli uomini per la nostra salvezza. Quest’intervento ovviamente non si limita ad aiutare le singole persone, ma anche si manifesta in beneficio delle società umane, perché l’uomo è un essere sociale e ha bisogno dell’assistenza della società per raggiungere il suo destino di gloria eterna. Normalmente il Signore non interviene direttamente nella storia dei popoli, ma lo fa per mezzo di strumenti umani, degli uomini che lui sceglie per essere alla guida dei suoi popoli. Dunque non è assurdo aspettare che susciti uomini colmi di talenti naturali e soprannaturali per guidare il popolo. Uomini che abbiamo una fede salda come la roccia e una visione chiara e precisa di come si deve reggere una nazione sulla base delle leggi dal vangelo e sulle tradizioni particolari di ogni nazione. Non è assurdo anche considerare che questi uomini siano parte di un lignaggio che per secoli ha servito la Nazione, che abbiano imparato dai loro antenati, che l’esercizio dell’autorità è sopratutto un servizio. Non credo che sia assurdo anche pregare per l’avvento di uomini di questa statura, perché tante grazie, che Dio ci concede sono condizionate a che noi le chiediamo con la più umile delle preghiere. Anche dobbiamo chiedere al Signore la grazia di sapere discernere se veramente un possibile Re è inviato da Dio e in quel caso seguirlo con tutte le nostre energie.

Questa beatificazione è stata contrastata dalle stesse forze che hanno ostacolato la beatificazione d’altri grandi uomini emblematici della lotta contro la rivoluzione, come il Beato Marco D’Aviano, verso cui l’Imperatore aveva una gran devozione, il Santo Padre Pio e il Beato Pio IX. Al Santo Padre, che ha avuto il coraggio di sfidare queste forze, quando ha proclamato queste beatificazioni, auguriamo che un giorno Egli o uno dei suoi successori con questo stesso coraggio, elevino alla gloria degli altari la più nobile di tutte le Regine di questa terra, Isabella di Castiglia.

Oggi chiediamo alla Santissima Vergine, Regina del Cielo che interceda per noi affinché possiamo vedere un giorno la restaurazione della società cristiana.
Sia lodato Gesù Cristo!


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