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Messa per i Martiri della Tradizione e dei Caduti Napoletani
Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
Siamo radunati
qui in questa storica chiesa di San Giacomo, per offrire il Santo
Sacrificio della Messa in suffragio dell’anima dei martiri
della Tradizione e dei Caduti Napoletani. Non dobbiamo dimenticare
che questi due ultimi secoli sono stati tempi di martiri. L’insurrezione
contro la verità che ha visto il suo inizio nella Germania
del cinquecento arriva al suo logico traguardo nella rivoluzione
in Francia, e dilaga per tutta l’Europa e l’America
in pochi anni. Nel Regno delle due Sicilie conoscete bene tutti
gli efferati crimini compiuti dai Giacobini e dall’esercito
Napoleonico d’occupazione. Ricordate come le truppe rivoluzionarie
hanno reagito con particolare crudeltà contro l'eroica
resistenza del popolo nella Calabria. La bufera rivoluzionaria
che si scaglia contro questo Regno è purtroppo soltanto
una parte di una concertata offensiva che si lancia contro le
diverse società tradizionali in gran parte del mondo Cristiano
alla fine del settecento e all’inizio dell’ottocento.
Dovrete vedere come i diversi moti rivoluzionari che si scagliano
contro le autorità legittime nell’America sono parte
di questa stessa cospirazione. L’aggressione armata che
segna la fine temporanea di questo Regno è veramente una
continuazione di quella rivoluzione, perché come ben sapete
è stata ispirata dagli stessi falsi principi. Quello che
è più grave e in più di una forma apre le
porte alla rivoluzione è quando questi errori sono accettati
da una porzione influente della società come lo vediamo
nel settecento e nei tempi che precedono quell’aggressione.
Le persecuzioni contro i cristiani sono continuate nel secolo
che è appena terminato. Il ventesimo secolo è stato
il secolo dei martiri. Molto probabilmente in questo secolo che
si è appena concluso, sono stati uccisi in odio alla fede
più cristiani che in tutto il resto della storia della
Chiesa. I primi casi clamorosi in questo secolo sono stati il
massacro di più di un milione e mezzo di Cristiani Armeni
da parte dei Turchi nel corso della prima guerra mondiale. Con
l’inizio della Rivoluzione Comunista saranno sterminati
milioni di Cristiani in Russia in una persecuzione che prosegue
anche adesso nei paesi che continuano ad essere sottomessi al
giogo della stella rossa. Ricordate anche l’orribile persecuzione
della Chiesa in Messico e in Spagna, frutto di un’alleanza
fra la massoneria e la sinistra internazionale. Lì vediamo
come il liberalismo e il comunismo diventano alleati nella loro
lotta contro la Chiesa, perché ambedue sono figli della
stessa rivoluzione. Fatta memoria anche delle migliaia di Cattolici
morti sotto il regime NazionalSocialista, questa persecuzione
continua ad essere in atto in tutto il mondo. Oltre che nei paesi
comunisti come la Cina Continentale, la Chiesa oggi soffre persecuzioni
in tanti paesi dominati dagli islamici come il Sudan e l’Indonesia.
In altri paesi islamici sebbene la persecuzione non sia abitualmente
sanguinosa, vediamo come i cristiani siano discriminati e trattati
come persone di seconda classe. Nella terra dove è nato
il Signore vediamo anche come lo stato d’Israele discrimina
i cristiani.
A tutti questi morti dobbiamo anche aggiungere la cifra clamorosa
dei milioni di bambini trucidati dall’omicidio aborto nel
ventre delle loro madri. Dobbiamo anche considerare i milioni
di esseri umani uccisi anche da altre pratiche immorali come la
pillola del giorno dopo, o da mezzi chiamati in forma ingannevole
contraccettivi ma che in realtà causano aborti e da tante
altre forme di pratiche immorali come la fecondazione artificiale.
All’olocausto dei bambini adesso dobbiamo aggiungere tutte
le persone che sono uccise dall’eutanasia, che adesso è
stata legalizzata sia in Olanda che in Belgio. È particolarmente
doloroso che un paese che è considerato Cattolico come
il Belgio abbia legalizzato questa forma d’omicidio.
Tutte le persecuzioni sono accomunate da un odio verso la verità
che tiene radici tanto antiche quanto la ribellione di Satana
contro Dio e il primo peccato dei nostri primi genitori. Il primo
giugno del 1877, il Beato Pio IX, rivolgendosi ad un gruppo di
pellegrini francesi, ricordò loro: “il demonio è
stato il primo rivoluzionario del mondo… ma la rivoluzione
finisce sempre col trionfo dell’ordine che presto o tardi
risorge.” Sebbene le radici siano vecchie, è chiaramente
dimostrabile che l’accanimento contro la verità ha
sofferto un cambiamento qualitativo in questi ultimi secoli. Questo
cambiamento si deve soprattutto ad una progressiva decristianizzazione
della società che ha avuto la sua origine nell’autunno
del Medioevo quando gli uomini cercarono di rendersi indipendenti
dalla verità pronunciando lo stesso "non servirò",
che fu dichiarato all’inizio della storia dal principe dei
demoni. Questo cambiamento qualitativo dell’aggressione
contro la verità è conseguenza di un processo che
cerca la definitiva eliminazione del soprannaturale e del trascendente
dalla storia. Sebbene constatiamo con dolore come la rivoluzione
continui a progredire, allo stesso tempo dobbiamo essere sicuri
che sarà sconfitta perché é profondamente
contraria alla natura dell’uomo che è aperta a Dio,
e poiché nulla di anti-naturale può durare, come
lo afferma in molte opportunità San Tommaso d’Aquino,
la chiusura dell’uomo a Dio non potrà durare. Siamo
sicuri che la verità regnerà, perché abbiamo
piena fiducia che Dio mai sarà sconfitto e il trionfo finale
della rivoluzione sarebbe una sconfitta per Dio.
Nel vangelo d’oggi vediamo come Gesù Cristo leva
gli occhi e vede una gran folla affamata che viene da Lui. Il
Signore è profondamente sensibile ai bisogni spirituali
e materiali degli uomini. Qui lo vediamo assumere l’iniziativa
per saziare la fame della folla che lo seguiva. Con questo miracolo
Gesù c’insegna ad avere fiducia in lui e nella sua
Provvidenza davanti alle difficoltà della vita e in particolare
oggi, contro i mali che soffriamo per il dilagarsi della rivoluzione.
Il racconto di questo miracolo inizia con le medesime parole con
le quali i Vangeli sinottici e san Paolo riferiscono l’istituzione
dell’Eucaristia. Tale coincidenza sta ad indicare che il
miracolo, oltre ad essere una prova della compassione di Cristo
verso i nostri bisogni materiali, è un chiaro annuncio
della Santa Eucaristia. Nell’Eucaristia Cristo è
diventato il nostro pane, il pane vivo disceso dal cielo per nutrimento
delle anime nostre.
Quando serviamo il ricordo di tutto quello che i nostri hanno
sofferto nella difesa della tradizione questo potrebbe essere
causa di un certo scoraggiamento, ancora di più se vediamo
come stanno andando le cose. In realtà il Signore non ci
abbandona mai, se non siamo noi i primi a lasciarlo. Soltanto
si nasconde, e nasconde anche l’opera che Egli fa in beneficio
nostro per metterci alla prova. Allora è il momento d’attendere
con piena fiducia, perché il suo aiuto mai ci mancherà.
Quest’aiuto non ci mancherà mai, ma saremo in grado
di sperimentarlo solo nella misura in cui cercheremo di vivere
con fedeltà. Le nostre risorse sono poche in confronto
ai mezzi apparentemente sconfinati della rivoluzione, ma nel miracolo
della moltiplicazione dei pani abbiamo un chiaro messaggio di
Cristo che ci conforta dicendoci che se noi collochiamo a disposizione
di Dio le nostre povertà, forse Egli le farà crescere
come ha moltiplicato i cinque pani e i due pesci. Pochi minuti
fa vedendo come il giovane Riccardo, nella sua debole condizione
di salute, reggeva con le sue mani la bandiera delle Due Sicilie,
con piena coscienza e volontà, vedo in questo un segno
profetico che il Regno forse un giorno tornerà.
Diciamo mille volte che Cristo non ci lascia mai soli nella nostra
peregrinazione sulla terra, ma purtroppo allo stesso tempo non
aggiungiamo abbastanza, che il principale luogo dove Cristo sta
con noi è nella Santa Eucaristia. Qui troviamo, se siamo
ben disposti a riceverla, la pienezza delle sue grazie. Nella
santa ostia Cristo ci aspetta per darci le forze di cui abbiamo
bisogno per cambiare e diventare cristiani coerenti e uniti a
Cristo in tutti i momenti della nostra vita. Nel ricevere la Santa
Eucaristia cerchiamo di fare in modo che nella nostra vita non
sia più il vecchio uomo che vive, con tutte le sue limitazioni
e peccati, ma un nuovo uomo formato alla presenza reale di Cristo
in noi. Se noi cambiamo e la luce di Cristo esce da noi, saremo
anche in grado di cambiare il mondo. Ma cambieremo il mondo, non
con la forza di un’ideologia basata sul potere temporale,
né sulla forza delle armi o della politica, ma con la forza
che emerge dall’unione personale con Dio di migliaia di
Cristiani che si sono trasformati in Cristo come diceva quell’uomo
saggio che fu Dietriech von Hildebrand. Nella misura in cui la
presenza reale di Cristo in noi sia veramente operativa, emergerà
di noi una luce che aiuterà il povero mondo dove viviamo
ad uscire dalle tenebre spirituali e materiali in cui oggi si
trova.
Tutti questi morti ci chiamano alla lotta in difesa della verità
e della gloria di Dio. Questo combattimento non è principalmente
la lotta contro le diverse manifestazioni specifiche dello spirito
dell’errore, siano queste manifestazioni antiche come l’islam
o il neo paganesimo, o vecchie ma apparentemente piene di vitalità
come il liberalismo democratico, o nuove come il consumismo materialista.
Chiaro che, anche queste dovranno essere denunciate perché
pongono a rischio le anime tramite le loro ingannevoli pretese.
La lotta del cristiano non è una negazione, é fondamentalmente
un’affermazione. Un’affermazione della verità
che Cristo ci ha dato e che è preservata e custodita dalla
Chiesa Cattolica. Questa è la tradizione nei suoi termini
più puri che consiste nel ricevere e custodire senza innovazioni
né tergiversazioni il messaggio che Cristo ci ha lasciato,
come sottolineava il Santo Padre Giovani Paolo II nel suo recente
discorso ai partecipanti al Corso promosso dalla Penitenzieria
Apostolica. Un messaggio che si è reso vivo nelle grandi
società del passato come diceva il Papa Leone XIII e che
é la volontà di Dio che si faccia presente e vivificante
nella società dei nostri tempi. La tradizione non è
qualcosa di ossificato e morto che si preserva come un cimelio
in un museo, ma una verità viva che dà senso alla
vita. Non è soltanto una nostalgia di tempi passati e per
certo migliori, ma una speranza per il futuro. Non si deve confondere
né con il nazionalismo né con il conservatorismo.
Il nazionalismo molte volte è una forma pericolosa di esaltazione
della nazione d’origine romantica e per questo anche d’origine
rivoluzionaria. Il conservatorismo si nutre del desiderio di conservare
molte istituzioni esistenti, e qui è utile ricordare che
molte istituzioni che oggi abbiamo, sono nate sotto il cattivo
sole della Rivoluzione. Senza tradizione non c’è
speranza, perché qualsiasi tipo di società che non
si trovi ancorata nella verità e nell’amore che Cristo
ci ha dato, è destinata al fallimento. Nella tradizione
abbiamo una visione perenne della realtà delle cose che
domanda per coerenza un’azione. Essere fedeli al patrimonio
della tradizione non è soltanto la sua curante preservazione,
ma richiede un impegno coraggioso perché le verità
eterne si facciano presenti e operanti nei tempi d’oggi.
Il patrimonio della tradizione non è soltanto un patrimonio
intellettuale ma un patrimonio del cuore, un amore profondo e
saldo per una società Cattolica che in una forma organica
ci assista a dare gloria a Dio.
Quest’impegno per la tradizione non è facile, in
primo luogo per la nostra natura ferita, e in secondo luogo perché
viviamo in una società che fa tutto il possibile per distoglierci
dalla fede. Ma questo non ci deve scoraggiare perché tutto
è possibile con Dio, tutto è possibile con la grazia
e con l’ausilio immancabile della Santissima Vergine Maria.
Dovremo essere in guardia perché lo spirito cattivo dei
tempi non entri nella nostra mente né nella nostra forma
d’agire, lo spirito rivoluzionario che ci spinge ad accettare
molte delle bugie dei nostri tempi. Dovremo avere la stessa lucidità
che ha avuto il Beato Pio IX che dopo un breve tempo nel pontificato,
capisce che non si può conciliare la verità che
gli aveva dato Cristo da custodire con le forze rivoluzionarie,
anche le più moderate. Questo santissimo Papa ha visto
qual era la posta in gioco: o la permanenza della fede o la continuazione
di un processo rivoluzionario di dissoluzione della fede. Nella
stessa forma in cui Pio IX non l’ha accettato, noi non possiamo
neanche accettare delle concessioni e dei patteggiamenti apparentemente
necessari dovuti alle condizioni dei tempi; accettare questi compromessi
e lasciare che lo spirito della rivoluzione cominci ad entrare
nelle nostre anime e a logorare il nostro spirito cattolico.
Per questo oggi dopo aver pregato la Santissima Vergine Immacolata,
e San Giacomo il gran patrono dei popoli ispanici, che intercedano
per tutte le vittime della rivoluzione perché presto abbiano
un posto di gloria nel cielo, la preghiamo, affinché noi
possiamo imitare le loro virtù e portare con fierezza le
bandiere sempre giovani della tradizione.
Sia lodato Gesù Cristo!
Giovani Paolo
II, Discorso ai partecipanti al Corso Promosso dalla Penitenzieria
Apostolica, venerdì 28 marzo 2003, L’Osservatore
Romano, Sabato 29 Marzo 2003, p. 5.
Leone XIII, Enciclica Immortale Dei, 1 Novembre, 1885: “Vi
fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società:
allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano
penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli,
in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata
da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità
che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi
e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio
e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di
amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da
tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura
e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici,
che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare.”
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